Tutto quello che c’è da sapere nell’intervista al prof. Nicola Decaro

Sono Giulia Pedon, membro della Commissione Tecnica AIECI.
Vi sto per presentare un’intervista, che ho avuto il piacere di fare al prof. Nicola Decaro, professore ordinario di malattie infettive degli animali dell’Università di Bari e fondatore del College Europeo di microbiologia Veterinaria. Il prof. Decaro si occupa da molti anni di studi riguardanti i Coronavirus.

Prof. Decaro, in questo periodo stiamo purtroppo assistendo ad una serie di fake news relative al Coronavirus e al presunto ruolo che avrebbero i pet nella trasmissione di questo virus all’uomo, cosa dice la Scienza?

Per quello che sappiamo oggi, non ci sono sufficienti evidenze scientifiche che cani e gatti siano recettivi all’infezione da parte del nuovo virus SARS cov-2 e soprattutto che possano svolgere un ruolo epidemiologico importante relativamente alla possibilità di trasmissione all’uomo.

Tenete conto che in Medicina e Biologia non possiamo pensare che esista solo il ‘o è bianco o è nero’; dire che in Biologia un evento è ‘possibile non significa dire che sia probabile o che accadrà.

E’ possibile, esiste anche una sola possibilità, che i pet diventino recettivi al virus SARS cov-2? Può essere! Ma anche se fosse mi sento di tranquillizzare tutti: dagli elementi che abbiamo in mano cani e gatti, qualora risultassero recettivi, non dovrebbero rappresentare un problema ai fini della trasmissione dell’infezione all’uomo, quindi non dovrebbero avere un ruolo epidemiologico.

Prof. Decaro, cosa mi può dire del cane di Hong Kong? si è parlato molto di lui e della sua positività.

Al momento si registrano due casi accertati di cani positivi ad Hong Kong. Il primo caso è relativo ad un cane di diciassette anni, deceduto in questi giorni perché affetto da patologie renali e cardiache, non imputabili al Coronavirus. A questo cane sono stati fatti tre campionamenti mediante tampone orofaringeo in tre momenti differenti, distanziati da due o tre giorni, ai quali il soggetto è risultato positivo ma a basso titolo (RNA virale rilevato mediante una metodica PCR molto sensibile). Successivamente, due campionamenti hanno dato risultati negativi, per cui il cane è stato rilasciato dallo stato di quarantena. Il cane, inoltre, non ha mai manifestato sintomatologia clinica ascrivibile alla malattia COVID-19. Questo animale, che viveva a stretto contatto di un paziente umano positivo al SARS CoV-2, si è infettato ma ha eliminato pochissimo virus, di certo una quantità non sufficiente per infettare nessuno. La carica infettante è, in virologia, la ‘quantità’ di virus minima, necessaria per poter esitare in un infezione. Per infettarsi, l’uomo, ha bisogno di una certa quantità di particelle virali, la cosiddetta dose infettante, per cui se si viene a contatto con una quantità più bassa il virus non ce la fa a dare origine all’infezione. Ecco, in questo caso, la quantità di virus che eliminava questo cane, anche se positivo, non ha raggiunto la dose infettante.

Sempre ad Hong Kong si è registrata in questi ultimi giorni un’altra positività in un pastore tedesco di due anni, anche questo convivente con un paziente umano in quarantena per positività a SARS CoV-2 e anche in questo caso la positività riscontrata nel cane ha un titolo bassissimo, ben al di sotto della probabile dose infettante per l’uomo.

Da un punto di vista scientifico è importante studiare gli effetti che il virus SARS CoV-2 ha sul cane, proprio per poter dimostrare scientificamente, fornendo dati, che i pet non rappresentano un rischio nella trasmissione di questo virus.

All’epoca della SARS, in Cina, una colonia di gatti viveva in un giardino confinante ad un edificio in cui risiedevano numerose persone positive. Si rilevò, sempre attraverso PCR, anche in questo caso la positività degli animali, ma i gatti non mostrarono alcun sintomo ed eliminarono il virus ad un titolo molto basso.

Quali sono le precauzioni da prendere quando le persone portano a spasso il cane? Se usciamo in strada, al nostro rientro dobbiamo sanificare le zampe ai nostri cani?

I dati che leggiamo negli articoli e che parlano della resistenza del SARS CoV-2 sulle superfici sono dati rilevati in maniera sperimentale, in ambienti chiusi in cui soggiornavano pazienti infetti o artificialmente contaminati. Se noi ci riferiamo invece all’ambiente esterno, alle strade, questi dati non sono applicabili; non ci sono elementi che fanno supporre che le strade siano un veicolo efficace di trasmissione dell’infezione. Nelle strade bisogna considerare l’azione di raggi solari, pioggia, agenti atmosferici: la resistenza ambientale del virus è limitata.

Quindi io escludo che il cane possa portare a casa, in seguito alla passeggiata, una quantità tale di agente infettante da poter trasmettere la malattia all’uomo.

Se, per stare più tranquillo, il proprietario vuole pulire le zampe al cane dopo l’uscita, lo faccia, ma senza usare prodotti dannosi per il cane: solo prodotti espressamente studiati per la cute del cane.

Ci tengo a ribadire e a sottolineare che il rischio di contagio, per l’uomo, è rappresentato dal contatto con altri individui umani, non certo con la vicinanza o il contatto con cani e gatti. Comunque, le basilari norme igieniche, valide per tutte le situazioni, già prevedono che ci si lavi le mani con acqua e sapone dopo aver accarezzato un pet.

Dal momento che questo virus ha già fatto un salto di specie passando dal pipistrello all’uomo, perché non dovremmo pensare che faccia un ulteriore salto di specie verso i nostri pet?

Al momento questo virus si è adattato benissimo ai recettori umani, si trasmette con estrema semplicità ed efficacia da uomo a uomo. Non ha bisogno, nella sua logica di virus, del cane e del gatto, ma come già detto nella biologia nulla può essere escluso a priori.

 

Persone positive al SARS CoV-2 e conviventi con i pet: qualche raccomandazione?

Come da direttive dell’OMS, il consiglio è quello di delegare la cura dei propri pet ad un’altra persona, per il principio di massima cautela, ma anche per questioni gestionali; la persona in quarantena infatti non può uscire di casa, quindi non può occuparsi del cane, dei suoi bisogni fisiologici, né può, in caso ce ne fosse bisogno, portare il cane dal veterinario.

Ringraziamo il prof. Decaro che ci ha dato la possbilità di avere delle informazioni chiare attraverso un approccio scientifico; osserviamo attentamente tutte le disposizioni e le misure contro il contagio ma continuiamo a convivere con serenità con i nostri pet.

info@aieci.eu